Poveri ma felici

6 AGO 20
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Avete visto ultimamente quanti italiani in giro, per strada, in autobus, in tv, sui giornali, su internet, appaiono affranti e si abbandonano alla disperazione esclamando "poveri noi!"? Roba da spezzare il cuore, se non fosse per il fatto che il tapino, come per miracolo, in un attimo si rianima, diventa beffardo e ghigna "e sapete di chi e' la colpa? La colpa e' di Berlusconi!". E a partire da questo momento, dimenticata ogni disperazione, anzi godendo visibilmente delle sue parole, si scatena. Certo, la vicenda lascia un po' perplessi: possibile che la saggezza italica si sia cosi' evoluta da consentirci di godere perfino dei nostri stessi mali, perfezionando a dismisura (ed anche in modo spaventoso) la filosofia del grande Lucrezio che definiva saggio "colui che gode dei mali altrui perche' son mali che lui non ha" (De Rerum Natura, II, 1-39)? Oppure - non voglio pensar male - il "poveri noi!" e' solo una introduzione rituale, una prefazione che non c'entra niente col seguito, perche' chi parla non e' povero, oppure non vuol parlare di poverta', ma di tutt'altro? Fatto sta che io non ho capito se devo piu' dispiacermi per il penoso stato iniziale dei derelitti in questione, o piu' rallegrarmi per la loro seguente straordinaria rianimazione. Voi come vi regolate?